Venerdì 12 Ottobre torna l'uomo maiale on stage durante il concerto degli OSSI DURI.![]() |
Un minuto per salutare tutti.Per salutare tutti coloro che leggono questi rari post, da vicino oppure da molto lontano, per la curiosità di conoscermi appena un po' di più, (anche se forse il lettore più curioso di me stesso sono proprio io), o per tenersi aggiornati su cosa sto combinando. Per salutare tutti coloro che conosco da anni (e mi sopportano da allora), ma anche coloro che conosco da poche ore, grazie magari ad uno scambio di commenti sui rispettivi blog. Per salutare anche quelli che non hanno mai saputo che questo blog esiste, forse lo scopriranno fra mesi o anni, e si ritroveranno salutati retroattivamente. Salutare anche il me stesso che rileggerà, curioso, questi appunti nel lontano futuro, forse riscoprendo delle tracce sbiadite di esistenza disseminate qui e là. Un saluto a tutti. Vado in vacanza. Per tre settimane o giù di lì mi sposto nel Salento. p.s. Prometto che al mio ritorno posterò un po' più di audio/video, così vi divertite. |
Mi scuso con chiunque legga queste righe: purtroppo ogni tanto capita un post così. Se non interessati, siete autorizzati fin da ora a saltarlo a piè pari.
....in questa canzone
volevo raccontarvi
i miei più intimi segreti
ma poi ho pensato:
"che cavolo glieli racconto a fare?"

Anch'io ho una canzone
su un perduto amore
anzi su trentuno
Me li ricordo tutti
li tengo in ordine
in una scatola
dalla forma strana

Ma si può raccontare
a qualcuno che ti è estraneo
di un amore perduto
o forse mai incontrato
senza far pensare
a chi ti ascolta:
"minchia che palle 'sto tipo"?

sono tachicardico
batte il mio cuore
cento volte al minuto
ma quando ti vedo
si ferma per tutto il tempo
che i tuoi occhi incrociano i miei

quando sarò guarito
forse ripartirò
forse no
in ogni caso
sarai TU ad avermi guarito

se davvero sei tu il mio futuro
perchè vuoi che stacchi le foto dal muro
che chiuda a chiave il cassetto
perchè aggiungi un lucchetto
alla chiave appesa al tuo collo?

Nel film che ho visto,
la musica più bella,
forte, viva, positiva,
era ai titoli di coda
la storia è ormai finita
ci siamo alzati, e andiamo.
Vorrei anch'io una musica così
durante i titoli di coda
della mia vita
quando si torna dal funerale
e si pensa già ad altro

La fretta consiglia i paurosi
la lama ferisce gli afflitti
il gas avvelena i distratti
(o quelli decisi ad uscire dalla vita
nell'intervallo buio
fra il primo ed il secondo tempo)

per quanti sforzi faccia
per giungere a qualcosa
se scrivo sui foglietti
la lista da spuntare
si allunga a dismisura
che tre fogli non bastano più.
Devo fare uno sforzo in più
mi dico, e mi maledico
e poi mi benedico
mi assolvo e lascio stare
non c'è nulla da fare;
Probabilmente
non ne vale la pena...

Ma chi se ne deve occupare
della mia vita, della mia vita
possibile che nessuno abbia
l'incarico di vigilare
sostenere indirizzare
tutti hanno un compito, tutti hanno un dovere
dov'è quell'essere superiore
che avrebbe il dovere di me?

Svuoto il vaso di pandora
ma ne esce solo odio, e inchiostro
ma devo vuotarlo, devo!
per poterlo riempire
d'un odio diverso,
stavolta più giusto

e lasciaci qui ad aspettare
prima o poi qualcuno verrà
a dirci che fare, a farci rialzare
a guardarci negli occhi
e tornare a sperare
(ed iniziare a sparare?)

Conta fino a dieci, figlio
qualunque cosa accada
conta fino a dieci
prima della rabbia cieca
prima di reagire
prima di colpire.
la ferite più profonde
ce le facciamo da soli
perchè siamo più stupidi
di quanto crediamo.
(ma se qualcosa ti viene addosso
scansati SUBITO)
Una storia che ho sentito in giro, mi è piaciuta, ve la riporto.
C'era una volta un ragazzino a cui piaceva suonare la pianola, ma al quale nessuno aveva mai spiegato nulla di cosa vuole dire 'davvero' suonare: lo studio, la tecnica, gli esercizi...
Sfortuna ha voluto che non si imbattesse mai in qualcuno che potesse essergli di guida e di stimolo, come invece spesso capita a quei bimbi fortunati che sono figli o nipoti di musicisti, e passò anni ed anni sprecando il suo tempo strimpellando in modo approssimativo, superficiale ed inconcludente le canzoni dei cantautori che ascoltava alla radio, le più elementari, l'unico tipo di musica che fosse in grado, in qualche modo, di riprodurre.
Suonava così come si gioca, un po' ad istinto, un po' ad orecchio, un po' cercando di copiare qui e là qualcosa: da un libro, un conoscente musicista, un disco...: continuò per anni ed anni a divertirsi irresponsabilmente, senza un pensiero, sia da solo che, ogni tanto, dando vita con qualche amico ad effimeri 'complessini' di musica pop.
Fantasticava che gli sarebbe piaciuto fare la vita del musicista: lui la vedeva dal di fuori, sognando l'arte con la A maiuscola, o in subordine, un solido successo pop, fatto di palcoscenici, applausi, successo, ma senza mai crederci veramente, senza neppure provarci, solamente per il gusto di sognare ad occhi aperti.
Però forse è stato un bene: la vita di chi cerca di guadagnarsi con la musica da vivere per la sua famiglia deve essere ben dura...un po' devi studiare, un po' mantenerti in esercizio, un po' giri e fai concerti, un po' dai lezioni private (se no non si tira avanti..) - contatta questo, ascolta quello (anche se non ne hai voglia, ma devi) , presenta progetti, manda fax... se non arriva il successo, quello vero, quel cielo nero dal quale non si torna più giù sulla terra, forse non ne vale la pena.
Insomma, la sua carriera è stata tutt'altra, più 'normale': impiegato tecnico in una piccola azienda; ma ogni tanto, la sera, una volta messi a nanna i due pupetti che sono arrivati a rallegrarlo, trova il tempo e la residua energia di mettersi una cuffia per non disturbare il resto della famiglia addormentata, e suonare nel buio la sua pianola, ad occhi chiusi, perso in un impossibile futuro che è già dietro le sue spalle.
Ma un giorno, per caso o per fortuna, ha assistito dal vivo ad un concerto di un gruppo che gli è parso fantastico: il cantante suonava uno strumento strano, con una manovella, dall'aspetto fragile ed antico, ma saltava e sudava, sudava e saltava, suonando, cantando e raccontando storie di passioni fortissime , assieme alla sua band, che comprendeva una fisarmonica, una tastiera, ma anche l'inevitabile trio basso-chitarra-batteria.
Il luogo era un centro sociale occupato di Torino, El Paso.
Un impatto formidabile, la musica, i testi, il sound, la passione, il pogo, il volume, il 'tiro'... Grandi musicisti, grandissimo spettacolo, un'aura palpabile, un flusso forte come un treno. Ne uscì con la testa che gli girava dall'entusiasmo.
E raccontavano di un sogno semplice e grande, della voglia di restare aggrappati alla propria identità, qualunque essa sia, contro l'omologazione globale che vorrebbe farci tutti ridere delle stesse cose, piangere allo stesso modo, pensare nella stessa maniera, comprare quello che ci viene proposto, votare in massa gli stessi partiti, credere ciò che ci viene detto di credere. Per loro quel sogno prende la forma di una bandiera, rossa, con in messo una strana croce ed una stella in un angolo, ma è una fatto incidentale.
Quel gruppo diventò protagonista involontario delle sue fantasticherie... ah, come avrebbe voluto suonare con loro. Naturalmente si rendeva benissimo conto dell'impossibilità della cosa, ma nel sogno si può fare ciò che si vuole. Intanto continuava ad andare ai loro concerti, fino a diventare una presenza quasi familiare. Nel frattempo il gruppo mutò diverse volte formazione, restò senza tastiere, e da allora si immaginò ancora più facilmente lì con loro, sul palco, a suonare le canzoni ormai familiari.
Finalmente, un giorno ebbe un'idea: trovò il modo di suonare con i suoi miti, almeno in modo virtuale.
Prese l'ultimo cd del gruppo, lo travasò in un computer, e ci registrò sopra la sua pianola, aggiungendola ai brani già completi. Giocò al produttore.
I risultati, viste le premesse, ve li potete immaginare, ma certo si è divertì tantissimo, fu quasi come realizzare, in piccolo, il suo impossibile sogno, ne fece il suo piccolo tesoro.
Tutto contento ed orgoglioso masterizzo un cd del suo lavoro e lo fece avere qualcuno del gruppo.
Non ne seppe più nulla, né lui ritornò mai sull'argomento.
I sogni sono solo sogni. E' giusto così
Che faccio? Confesso? ma si... confesso!| Vorrei far conoscere al mondo questo gruppo di sole donne che, pur con qualche incertezza, propone un repertorio in parte tradizionale, in parte originale, con una attenzione particolare alla femminilità ed alle sue sfaccettature. Questo è un pezzo originale; anche se la registrazione è un po' carente potrebbe valere la pena di ascoltarlo. Il gruppo si chiama Le Zagare |
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| Visto il successo ottenuto con il brano precedente, vi presento qui anche una ninnananna, sempre eseguita dalle Zagare. |